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Il rosso, il giallo e il blu di Turner

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Tra i tanti personaggi illustri che trattarono la teoria del colore si può segnalare lo scrittore Johann Wolfgang Goethe   che nel 1810 nella sua “dottrina dei colori” contestò la teoria di Isac Newton ,  di cui ho parlato nel post della scorsa settimana, secondo la quale i colori dello spettro erano sette ritenendo invece che i colori visibili con la luce diurna fossero sei. Goethe, dilettandosi anche di pittura era molto interessato a ciò che lo circondava e a come il colore venisse percepito dall’occhio umano. Secondo Goethe ogni colore era composto da luce e buio. Il giallo era considerato come il primo colore ad apparire dopo il bianco e il nero era l’ultimo colore ad apparire dopo il blu. Nel 1840 il libro di Goethe venne tradotto in inglese dal pittore Charles Lock Eastlake . Venne così letto da William Turner che si incuriosì moltissimo. Turner trovava molto interessanti le associazioni di colori contrastanti proposte da Goethe nel suo libro. Per Goethe il cerchio c

Di cosa parliamo quando parliamo di colore

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Citando un meraviglioso libro di racconti di Raymond Carver introduco il post di oggi che vuole trattare, seppur brevemente, del problema di descrivere un colore e le sue sfumature con le parole e con un nome preciso. Solitamente siamo abituati a descrivere i colori utilizzando le macro aree di tonalità nominate da Isac Newton , il primo a dimostrare che la luce bianca è composta dalla somma (in frequenza) di tutti gli altri colori ,  individuati nelle tonalità del rosso, giallo,  blu, violetto e successivamente introducendo anche arancione e indaco. Ma moltissime sfumature che noi percepiamo hanno difficoltà ad essere espresse verbalmente. (*) Pensiamo al magenta che non è né rosso, né rosa, né viola; oppure al colore ciano che non è né blu né verde. Per questo motivo è nata la necessità di individuare il colore non più con un collegamento colorato, ma attraverso dei codici numerici. Albert Munsell, pittore e inventore statunitense   nel 1915 fu  tra i primi a pensa

Il cristallino di Monet

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Se osservo un   fiore rosso è certo che quel fiore rosso tende ad assorbire e a riflettere la luce che lo colpisce. La luce che la superficie del nostro fiore riflette fa si che noi vediamo il nostro fiore di colore rosso. La luce riflessa arriva ai nostri occhi e colpisce la retina che è piena di cellule sensibili alla luce: i coni e i bastoncelli . I bastoncelli svolgono la parte più faticosa, sono molto recettivi, e servono a vedere quando la luce è bassa. I coni sono le cellule dove risiedono le proteine sensibili alla luce dette opsine. Nella retina della maggior parte degli umani ci sono 3 opsine. Ognuna di queste opsine è sensibile ad una diversa lunghezza d’onda della luce: corta, media e lunga e che quindi ci permette di vedere il blu, il verde e il rosso. Va da sé che la nostra percezione del colore è data dal messaggio che arriva da queste opsine e che informa il sistema visivo del cervello in modo che noi “vediamo” un determinato colore piuttosto che un altro.

L'ottimista arancione

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L'arancione presenta le caratteristiche dei due colori mescolati insieme che lo compongono: Il giallo e il rosso Come il rosso  è in grado di catalizzare le attenzioni, ma è meno aggressivo e potente.  E' considerato il colore della creatività e dell'energia mentale, in quanto comunica  equilibrio, coraggio, ambizione, novità ed entusiasmo, ed è in grado di evidenziare ed enfatizzare e coinvolgere l’emotività degli utenti. Viene spesso usato quando si vuole comunicare un messaggio di ottimismo.  Nell'ambito dei colori per il web è il colore preferito per i pulsanti di call to action, per i box di offerta e per tutti i bottoni che mirano a far fare un'azione a chi sta leggendo. Secondo gli esperti di marketing è uno dei colori maggiormente usati in grado di indurre il cliente ad acquistare d’impulso. Il colore arancione trasmette il piacere di acquistare un prodotto e l’entusiasmo di sperimentare qualcosa di nuovo. Proprio per questo, è consigliato l’util

Dipingere l'arancione

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Nella Natura morta con cesto e sei arance del 1888 Vincent Van Gogh “ dipinge il colore,(…) dipinge l’arancione” (*) Van Gogh dipinge l’arancione accanto all’azzurro affascinato dalla vicinanza dei due colori sperimentando ciò che aveva letto nei testi teorici sull’interazione dei colori complementari. Nell’interessantissimo libro di David Scott Kastan scritto con Stephen Farthing intitolato:” Sul colore” alla voce Arancione si parla di questo colore collegandolo prima a Van Gogh e poi a Yves Klein citato, quest’ultimo,   quasi come una versione più estrema di Van   Gogh. Nelle opere di Klein il colore diventa lui stesso protagonista   senza bisogno di dover raffigurare per forza qualcosa come pretesto per poter usare un determinato colore. Klein è da molti conosciuto soprattutto per le sue opere realizzate con un blu ultramarino straordinario che prende anche il suo nome: International Klein Blue . Ma il suo primo monocromo   di una certa importanza fu un monocromo arancio