Il viola colore dei fiori

  

Mi piace iniziare questo post citando una frase di Josef Albers tratta dal suo libro Interazione del colore: “Se si dice "rosso" (il nome di un colore) e ci sono cinquanta persone che ascoltano, ci si può tranquillamente aspettare che abbiano in mente cinquanta tipi di rosso. E si può essere sicuri che tutti questi rossi saranno molto diversi.” (pag 17)

Penso che con il viola questa frase sarebbe ancora più efficace.

Come ben viene citato da Kassia St. Clair nel suo interessantissimo libro : Atlante sentimentale dei colori edito da Utet  : tutta la potenza del viola è ben rappresentata da due sfumature : Il porpora di Tiro e Il Malva. E già con queste due tonalità si riesce a comprendere come sia difficile definire il viola. In quanto il porpora potrebbe anche definirsi un colore appartenente al gruppo dei rossi.

Per noi italiani il porpora è un rosso, per gli inglesi un viola. L'inglese purple (purpre in antico inglese) – spiega St Clair – deriva dalla purpura latina e dalla porphýra greca e ha aumentato il tasso di blu fino a designare il vasto campo dei viola, mentre il porpora in italiano si associa al rosso vivo «forse complici secoli di imperatori e cardinali porporati» (p. 173).     

Il porpora di Tiro era un colorante ottenuto con un processo macchinoso, costosissimo, ma che permetteva di ottenere una tonalità così particolare che nell’antica Roma era riservata alle tuniche di aristocratici e imperatori. Questo colorante si otteneva dalla secrezione di una ghiandola di molluschi gasteropodi muricidi (Murex brandaris). Ogni mollusco conteneva una goccia sola di liquido. Ce ne volevano almeno 250000(!) per ottenere circa 30 grammi di tinta. Era un lavoro enorme in quanto ogni lumaca era catturata a mano.

In questo interessante post, che potete leggere cliccando QUI,  troverete tutta la spiegazione per ottenere questo particolare colore.

Il malva invece  fu Il primo colorante sintetico: scoperto da William Henry Perkin nel 1856. Perkin, ottenne una sostanza di colore rosso-brunastro, quasi per caso, mentre stava cercando  di sintetizzare il chinino. Studiò poi questa sostanza che gli servì successivamente per estrarre un colorante di un colore molto simile al fiore malva, da qui il nome del colore. 

Fino al 1856  la maggior parte dei tessuti veniva tinta con coloranti vegetali ricavati da piante. La scoperta del malva ebbe grande influenza  e  gli anni a metà Ottocento divennero noti come il “decennio del malva” dopo che la regina Victoria indossò un abito di questo colore per il matrimonio di sua figlia, la principessa Victoria, nel 1858.

Anche la nascita del colore magenta, nel 1859,  così come quello del malva avvenne grazie al caso.

François-Emmanuel Verguin originario di Lione, città francese famosa in quegli anni per l’attività tessile, al termine di una notte di esperimenti infruttuosi, gettò dalla finestra una bacinella con i resti di un suo esperimento.

La mattina seguente si accorse che un colore si era creato nella bacinella gettata: il fucsina.

Successivamente, si cambiò il nome di questo colore in magenta in onore della città alle porte di Milano dove, nel 1859 si combatté la sanguinosa battaglia vinta dall’armata francese.

Una variante del magenta è il fucsia che prende il nome dai fiori dello stesso colore, che ricevettero il nome dal botanico Leonhart Fuchs

E finisco questa pillola colorata citando Wassily Kandinsky, che nel suo Lo spirituale nell'arte , anche lui consapevole di questo intrigante e misterioso colore scriveva:  II viola ha anche una tendenza a trapassare nel lilla. Ma dove finisce l'uno e dove comincia l'altro?

 


 


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